giovedì 11 giugno 2009

Lunedì: dietologo

Eh, sì. Ci siamo quasi.
Lunedì ho l’appuntamento dal dietologo dove ci sfideremo a singolar tenzone io e i miei chili di troppo.
Sono solo 4 ma non mollano, non si arrendono, sono attaccati a me come il cucciolo alla mamma koala. Solo che loro sono teneri… io un po’ meno.
In realtà a detta del torturatore (il dietologo intendo) potrei anche fermarmi qui, rientro comunque nel mio peso forma, anche se dovrei rinunciare a partecipare a Miss Italia, ma io non riesco ad accettare questo attaccamento morboso del mio adipe sul sedere e girovita.
Magari quei quattro chili li avessi messi sul décolleté, sarei la donna più felice del mondo e li mostrerei in continuazione, adesso invece cerco sempre i modi più strani e disinvolti per coprirli.
Che poi io già odio il lunedì: il week-end ormai finito, il lavoro che ricomincia, la sensazione del prossimo fine settimana che è solo un miraggio, pure il dietologo è davvero troppo!!
Ricordo ancora quando ero ragazzina ed ero secca come ramo rinsecchito, bei tempi. Le persone mi guardavano e mi chiedevano: “..ma, mangi?” Quanto odiavo quei loro occhi che mi scrutavano pietosi come fossi in punto di morte. Adesso capisco perché. Erano INVIDIOSE! Cosa darei per essere guardata ancora così…
Adesso quella domanda me la fanno ancora, ma con un’espressione diversa sul volto come per dire: “ma, mangi? E’ ovvio non farai altro dalla mattina alla sera!”.

La prima volta che sono entrata dal dietologo ero tutta intimorita. Stavo per mostrare ad un perfetto sconosciuto uno dei miei punti deboli. E’ come incontrare la tua peggior nemica di sempre e sapere che lei conosce il tuo segreto più inconfessabile, con l’aggiunta della piena consapevolezza che lei non vede l’ora di raccontarlo al TG delle 20.
Entro nello studio accompagnata da mia madre. Da gran fifona non me la sono sentita di affrontare tutto da sola, adducendo come scusa che, restare in mutande da sola con un uomo non sarebbe stato prudente, raffigurando il mio ancora sconosciuto dottore come un molestatore di donne informi, calanti e mollicce. Comunque il mio dipinto da film Horror ha funzionato e alle 15,15 siamo lì. Devo riconoscere però che mia madre in questo campo non è la persona migliore da portarsi come guardaspalle soprattutto dal dietologo per 2 motivi: primo, perché in tutta la sua vita non ha mai avuto problemi di peso (suppongo abbia il metabolismo di un altoforno) e poi perché è estremamente protettiva verso i figli. Immaginate cosa potrebbe succedervi se solo toccaste con un dito i teneri e lanosi cuccioli davanti a mamma tigre? Fatto? Adesso metteteci più sangue, mooolto di più!
Il mio stato d’animo è rappresentato quasi alla perfezione, manca solo di aggiungere un pizzico di eccitazione all’idea che grazie a qualcosa di magico e facile, di lì a poco avrei buttato via definitivamente la mia zavorra.
Ci sediamo. Ci studiamo, o meglio io lo studio. Non avrei mai seguito i consigli di un dietologo grasso. Sarebbe come andare da un dentista sdentato, un dermatologo con l’acne, un oculista cieco. Ho reso l’idea?
Passo una ventina di minuti a rispondere a domande anagrafiche, poi a quelle sulle mie abitudini alimentari e tutto il resto. Mi piace, il mio dietologo mi piace. Aspetto pulito, aria di chi sa il fatto suo, gentile e simpatico. Quindi mi rilasso, il peggio è passato.
Gentilmente mi chiede di spogliarmi lasciando su la maglietta e mi fa accomodare sulla bilancia. Il peso non mi ha sconvolto più di tanto, lo conoscevo già. Poi scendo e con il metro mi prende i centimetri del girovita, fianchi e coscia. E’ fatta! Ce l’ho fatta, la mia prima visita dal dietologo è andata alla grande. Con aria soddisfatta di chi ha sfidato una delle sue più grandi paure lo guardo, lui mi guarda e poi esclama: “Sei un supplì!”.
Cosa ha detto? Oh mio Dio, mi ha chiamata supplì!? Voglio morire, qualcuno mi uccida per favore…
Poi per un attimo torno in me e mi assale una paura incontrollabile. Lui, un dottore fino a mezz’ora fa sconosciuto ha osato chiamare me, amore di mamma, supplì? Guardo mia madre e mi rendo conto che il poveretto è spacciato. Rimangiarsi quello che ha detto è ormai troppo tardi, mia madre "la tigre" lo guarda e io già immagino urla, graffi e sangue. Beh, in fondo è anche giusto, come si permette quello di umiliarmi, adesso ci pensa mamma a difendere il suo cucciolo.
Lei lo guarda seria, tra qualche secondo salterà dalla poltrona e lo azzannerà alla gola. Invece si volta verso me, mi guarda con un’aria di chi non sente di aver scoperto una grossa verità e sorridendo mi dice: “Eh sì, sei un supplì!”

1 commento:

  1. Ti ringrazio della visita al mio blog, e come vedi mi sono inserita nei tuoi lettori fissi.
    Spero di risentirti presto, buona giornata!

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