Ti slanciano la gamba, assottigliano caviglia e polpaccio, ti regalano uno stacco di coscia niente male anche quando hai due San Daniele, ti rendono più sinuosa, trasformano un paio di jeans in un capo trendy, ti rendono bella agli occhi del tuo innamorato e sexy agli occhi di tutti gli altri insomma, sono una vera pozione magica.
Peccato solo che facciano un male CANE!!!
Voglio dire, a me piacciono tanto e li sbircio spesso nelle vetrine, ma NON quando li ho addosso io.
Li vivo davvero come una tortura e se proprio devo metterli, per feste particolari e matrimoni, faccio a mente il calcolo ipotetico delle ore in cui dovrò costringere i miei piedi alla tortura per sapere se poi, al mio rientro a casa, riuscirò a riattivare la circolazione sanguigna o dovrò ricorrere all’amputazione del mignolino, che è una di quelle parti del corpo di cui ti accorgi dell’esistenza solo quando ti fa male.
Ho provato di tutto suole, cuscinetti in gel, preghiere, riti propiziatori, ma niente.
L’ultima volta che li ho dovuti mettere è stato ad un matrimonio la scorsa primavera. Già dopo la prima ora di aperitivo in piedi non ce la facevo più. Durante il pranzo poi, quel paio di volte in cui mi sono dovuta alzare per andare a fare pipì davo l’impressione di camminare sulle puntine da disegno. Tante puntine. Tantissime. E a dare un coefficiente di difficoltà a questa impresa olimpionica è stato il dover ostentare un sorriso spontaneo a 32 denti lungo tutto il tragitto fino alla toilette e ritorno, neanche fossi stata una nuotatrice del nuoto sincronizzato. In quel momento avrei tanto voluto esserlo… magari avrei potuto farla in acqua! Chi se ne sarebbe accorto.
Ancora rivivo con terrore quei momenti.
All’uscita dal bagno ho le lacrime agli occhi dal dolore. E' un riflesso che non riesco a controllare. Gli occhi lucidi per me stanno a significare sofferenza, è come uno sfogo, un modo che il mio corpo usa per allentare la pressione. Ogni tanto mi volto sui miei passi per sincerarmi se lascio impronte di sangue. In quel momento la sposa sta ballando un lento con il padre. Ma che fortuna! Per tornare al mio tavolo devo attraversare la sala, scartare un paio di carrozzine e passare di fianco ai due emozionanti ballerini. Per forza di cose sono costretta ad avere un certo portamento disinvolto, non dico da sfilata ma almeno da processione, passi lenti ma decisi. Lo sforzo è disumano, ad ogni passo mi sembra di morire e le lacrime agli occhi non rendono il mio deambulare più facile. Sono rigida come un manico di scopa e fisso allucinata e piena di desiderio la mia sedia, ma non mollo, non posso mollare. Conto i passi che mi separano dal mio posto a sedere, supero la mielosa coppietta danzante ignara della mia salute mentale e fisica e mi lascio cadere sulla sedia sospirando un “Oh Dio!”. In quel momento le 6 persone al mio tavolo si voltano e mi guardano, notano i miei occhi lucidi e ammutoliscono. Istantaneamente ho solo la prontezza di dire: “..come sono teneri, qualcuno ha un fazzolettino?”
mercoledì 10 giugno 2009
I tacchi… che invenzione eccezionale!!
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