lunedì 29 giugno 2009

Quando scappa… scappa!

A ripensare a quando ero piccola l’unica raccomandazione della mamma che ricordo è: “L’hai fatta la pipì?”
Ogni volta che dovevamo uscire, prima di salire in macchina, me lo chiedeva e io scocciata rispondevo sempre di sì anche quando non era vero. Poi puntualmente, dopo una ventina di minuti, quando ormai non riuscivo più a tenerla cercavo di fare la mia migliore espressione dispiaciuta e con un tono dimesso le dicevo: ”Mamma, mi scappa la pipì”. A questo punto mia madre mi poneva la classica domanda: “Ma come, non ti avevo detto di farla prima di uscire?” e messa alle strette mi giocavo il jolly con: “...prima non mi scappava, che ci posso fare?”.
I minuti seguenti a questo estenuante interrogatorio erano dedicati alla ricerca di un posto per farla.
Siccome trovare un bagno pubblico non era cosa facile, e quelli dei bar ti trasmettevano malattie solo a pensarci, l’unica alternativa era trovare un angolino sulla strada. Tanto una bambina non si vergogna e agli occhi di chi la vede fa tenerezza.

A distanza di vent’anni le cose non sono tanto cambiate per la mia vescica.
Quando devo uscire la faccio sempre prima, lo giuro, ma probabilmente io ho un’autonomia ridotta e il 98% delle volte arriva il momento in cui, come una pazza, cerco disperatamente un bagno. Per quanto riguarda la situazione in città devo ammettere che è migliorata: ora ci sono centri commerciali sparsi ovunque e all’occorrenza, appena ne individuo uno, in dieci minuti ho sbrigato l’incombenza. Altro affare è invece quando esci dalla zona urbana e ti inoltri su strade che sembrano portare verso il “nulla”. Lì è un problema, e non serve a molto non pensarci, quando arriva lo stimolo si salvi chi può! I molleggiamenti e gli scossoni della macchina non sono tuoi complici e, se sei il passeggero e chi è alla guida va così lento da riuscire a contare le tegole sui tetti allora non ti resta che piangere (chissà magari elimini un po’ di liquidi…).
Insomma, in un modo o nell’altro, con più o meno sofferenza, una soluzione la trovo sempre.
Ma cosa si può fare quando ti scappa e NON la devi fare?

E arriva la prima ecografia pelvica. Io vado ancora alle superiori e non ho ben chiaro di cosa si tratti, so solo che il medico con un apparecchio poggiato sulla mia pancia mi darà un’occhiata all’interno. Il tutto è indolore, me lo ha rivelato mia madre che l’ha fatta prima di me, e io sto tranquilla perché nei suoi racconti non sono mai stati nominati aghi o corpi contundenti in genere. In più quel giorno niente scuola, che figata!
Mia madre prepara una grossa bottiglia d’acqua e quando saliamo in macchina mi dice che per arrivare allo studio del medico ci vorrà una mezz’ora buona e che piano piano devo mandar giù tutta l’acqua della bottiglia. A me non dispiace, mi è venuta anche sete e inizio a bere.
Mentre ci avviamo bevo e intanto mi spiega con parole semplici in cosa consiste l’esame. Afferro che poter essere fatta l’ecografia è indispensabile che la vescica sia piena di liquidi da diventar trasparente alle apparecchiature e poterle guardare attraverso per controllare ovaie, utero e compagnia bella.
Solo a questo punto mi mette in guardia e mi dice che la vescica deve essere bella piena tanto da sentire un forte stimolo ma che non potrò andare in bagno se non ad ecografia terminata.
Panico! Come?? A me già scappa e lei mi dice che devo tenerla fino alla fine?
Quando arriviamo mi scappa da morire e la bottiglia è ancora mezza piena. Non ce la faccio a berla tutta, ho la nausea.
Saliamo nell’appartamento trasformato in studio e nella sala d’aspetto ci sono: una signora di una certa età e 2 donne col pancione. Mi accomodo su una sedia, accavallo le gambe per dare una mano alla mia forza di volontà e faccio un bel respiro.
Mentre mia madre parla con la segretaria vecchissima dello studio, che ad occhio e croce avrà almeno 120 anni, io mi guardo intorno per cercare il mio salvavita, il bagno. Oltre a quella dell’ingresso ci sono altre due porte, una deve portare alla stanza del dottore, l’altra sicuramente è lui.
L’attesa è una tortura, ora il semplice stimolo è accompagnato da brividi di caldo e di freddo a intermittenza.
La porta dello studio si apre, esce una donna che si siede in attesa del referto e al suo posto entra la donna più anziana. Io sono quasi allo stremo e mia madre mi infonde coraggio, ma non mi aiuta un granché. Fortunatamente la donna appena entrata esce quasi subito sbuffando, dopo quasi 2 litri di acqua ancora non è pronta (che bellezza!). E’ il turno della prossima, ma sta aspettando che la raggiunga il marito (grazie signor marito..), la terza mi vede sofferente, si muove a compassione, e mi fa passare (evviva!!!).
Con l’animo un po’ più sollevato mia madre ed io entriamo nello studio e senza troppi convenevoli il dottore mi fa sdraiare sul lettino. Mi sbottono e scopro la parte interessata pensando tra me e me che è quasi finita, il peggio è passato. Niente di più sbagliato, il meglio deve ancora venire. Spreme un tubetto bianco e mi lascia colare sul basso ventre un gel ghiacciato. Poi prende lo strumento e senza pietà lo fa scivolare, girare, passeggiare spingendo con decisione.
Io chiudo gli occhi e cerco di trattenerla più che posso. Farla sul lettino del mio ecografista non è mai stato il mio sogno proibito.
Non contento, il sadico, mi riprende anche e mi dice:”Non indurire i muscoli dell’addome, stai rilassata”. Stai rilassata? Ma brutta testa di pigna, l’hai mai fatta un’ecografia? Medico dei miei stivali mi stai proprio… sulla vescica! In realtà le cose che pensavo erano un tantino più colorite, ma credo di aver reso comunque l’idea.
Finito il tutto sono corsa in bagno come un gatto rincorso da un branco di cani, e solo allora la vita è tornata a sorridermi. Abbiamo aspettato le risposte, e prima di andare via ci sono andata altre due volte. E poi a casa e sono quattro.

Mi è capitato altre volte di fare ecografie, e in quanto donna temo mi capiterà ancora, ma da quella prima esperienza ogni volta che sento la parola ecografia mi viene automaticamente lo stimolo.

P.S.
Ora devo andare, ma torno subito, mi scappa… ;D.

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